Il simbolo della Nazionale? Un panchinaro di una squadra in declino

Pubblicato marzo 2, 2010 di calcismi
Categorie: prostituzione intellettuale

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Manette sadomaso: la Nazionale, Sanremo e i figli di Almirante

Pubblicato febbraio 22, 2010 di calcismi
Categorie: prostituzione intellettuale, Uncategorized

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E’ molto utile una lettura attenta dell’articolo che Gabriele Ferraris ha firmato sul numero di domenica mattina de La Stampa. C’è tutto: Sanremo, il calcio, la politica. Sembra una mappa dell’Italia di oggi, con le sue manfrine, le sue ipocrisie, il darsi di gomito, i raccomandati, i figli di. La solita Italia, savoiarda fuori, napoletana dentro, sempre sconfortante. E se gli orchestrali (cioé seri professionisti della cultura) si scandalizzano, si vergognino. O vengano derubricati a “bel momento di show“.

Visto che questo blog si chiama Calcismi, è da sottolineare l’inquietante scenario che Gabriele Ferraris propone. Commentando e spernacchiando la famigerata esibizione di Pupo ed Emanuele Filiberto (rispetto alla coppia Benito e Vittorio Emanuele III è molto più tranquillizzante), Ferraris ipotizza che la loro canzone “Italia amore mio” sia stata costruita per diventare l’inno della Nazionale di calcio ai prossimi Mondiali. La butta lì, ma la corrobora ricordando l’ospitata di Marcello Lippi, quest’ultimo descritto dalle cronache virile ed esaltato come solo un duce può esserlo. Merita di essere ricordato anche il fatto che dopo l’allegra ospitata, Pupo e Filiberto hanno cantato la loro canzone con un testo modificato, inserendo versi come “In quella notte di Berlino noi tutti alzammo le mani/Con Lippi e Fabio Cannavaro l’orgoglio di essere italiani”. Repubblica descrive tutto ciò come grottesco, e io mi associo.

Diciamo che se Gabriele Ferraris avesse ragione, sarebbe più che altro deprimente. Questa operazione a tavolino venuta malissimo, affogata addirittura nel ridicolo di un nobile decaduto che fa il pagliaccio con in tivù con la giacca tricolore, lui che ha vissuto tutta la vita all’estero e la cui madre non spiccica parola di italiano, e che prova ad insegnare agli italiani come essere italiani. Umberto, l’ultimo re, lo avrebbe diseredato, minimo.

La tragedia è che gli italiani, mediamente, lasciano fare. E magari imparano anche, da queste teste di cazzo.

Per dire. Avrei voluto anche raccontare del festival di “Mauro Mazza-Giammarco Mazzi-Mauro Masi”, la triade (un’altra), che in questi giorni rimbalzava nei vostri cervelli e delle vostre menti, anche se non ve ne siete accorti. Sono rispettivamente il direttore di Rai Uno, il direttore artistico del Festival di Sanremo e il direttore generale della Rai, già noto quest’ultimo per aver sventolato un cartellino rosso a Vauro, qualche tempo fa. Sono stati loro ad aver aperto le recite con il valzer di Coca Morgan e le storie tese. Espulso, condannato, riammesso, ma no, ho detto no (in un comunicato stampa sono arrivati a scrivere di “decisioni irrevocabili”, come ai vecchi tempi). Sono loro che hanno difeso il comizio di Lippi pro Pupo-Filiberto (“E’ una canzone che si rivolge agli italiani in giro per il mondo che si guadagnano da vivere”, ha detto il ct che si guadagna da vivere), infrangendo il regolamento in nome del fatto che le polemiche portano più televoti (e si parla di soldi, perchè il televoto lo pagate, fessi). Avrei voluto raccontare che nel trio Mazza, Mazzi, Masi, il primo è adorato dalla vedova Almirante, che se lo ricorda da ragazzetto, quando andava a trovare il marito. Raccontare che su questo Sanremo incombeva una cappa (anzi una K, come Kossiga)  tutta politica, tutta della destra. Con lo scontro interno al PdL traferito sulla Riviera dei Fiori. Con quei fini intellettuali della Fondazione FareFuturo, e ho detto Fini, a gufare sul festival della destra maggioritaria. Hanno minacciato lo sciopero della fame in caso di vittoria del duo Pupo e Filiberto. Quando questi sono stati eliminati (do you remember?), hanno esultato sulla loro fanzine. Ora, abbattuti dalla medaglia d’argento, tacciono e snobbano, arrivando al dispetto di recensire uno sconosciuto gruppo che fa Indie Music (addirittura, non ci sono più i Fini di una volta) titolando l’articolo “L’altro Sanremo”. Mah. Se poi aggiungiamo che in mezzo a tutto questo bailamme è apparso quell’ingenuo ma non troppo di Pierluigi Bersani, seduto in terza fila a prestarsi alle scemeggiate, il quadro si completa. Immagino che su YouTube sia cult.

Ci sarebbe ancora molto da dire. Ma mi sono sbattuto a mettere tutti i link, per cui divertitevi.

In ogni caso alcune cose sono certe.

La prima è che se la canzone di Pupo e Filiberto diventa l’inno della nazionale di calcio, io giuro solennemente che ai prossimi mondiali tifo non una nazionale straniera, ma addirittura la Francia.

La seconda è che Cannavaro ai Mondiali è come Filiberto a Sanremo. Ma patròn Lippi sta alla Nazionale come Mazza-Mazzi-Masi stanno a Sanremo. Per cui, nessun senso del ridicolo e tanta arroganza del potere. Anche qui bisognerebbe aprire una parentesi sulla catena umana Lippi senior-Cassano-Lippi junior-Gea-Moggi-Secco-Juventus-Lega Calcio-Galliani-Berlusconi (da cui poi si riparte e si torna a Sanremo, lo sapete già). Ma come vi renderete conto non basta un blog. Qui mi preme considerare che “Cannavaro ai Mondiali” significa “il vecchio panchinaro di una squadra malconcia ai Mondiali”. Erano molto meglio Cicciolina e Moana. Il problema è che Cannavaro (anzi Kannavaro, come Kossiga) è la punta di un iceberg geriatrico, tra gente scomparsa come Zambrotta, giocatori traballanti come Grosso (e in panca anche lui, ultimamente) e ambiguità varie su Amauri (fotomodello L’Oreal per gli amici, extracomunitario per i leghisti) che ha capito come tira il vento e si è svegliato, in attesa di una chiamata alle armi di una patria non sua. Se Filiberto sa giocare a calcio, c’è posto anche per lui probabilmente.

La conclusione? Evviva Mourinho. Il giorno in cui tornerà ad allenare all’estero, sarà una perdita per questo paese, di cui ha capito tutto e che giustamente sfotte. Le sue manette mimate a favore di telecamera sono un manifesto politico. E solo i benpensanti possono scandalizzarsi, adducendo argomentazioni tecniche (era rosso, era giallo, era fallo), di costume, di educazione e di toni. Ed evviva anche Leonardo, il Roberto Saviano del calcio, quello che prende i soldi da Berlusconi e fa il ribelle. Addirittura quello che risulta essere l’unico in Italia, fino ad oggi, ad aver pubblicamente mostrato segni di insofferenza rispetto a Berlusconi:

Una parola e me ne vado“.

Non è una cassanata

Pubblicato novembre 3, 2009 di calcismi
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“Qui si sono abituati troppo bene. Si sono abituati a mangiare la Nutella e appena devono mangiare un po’ di merda si comportano in questa maniera”.

Sì. Forse poteva evitare di dire Nutella, facendo uno spot gratuito alla più nota crema spalmabile al cacao. E vabbé, poteva anche evitare di dire le parolacce. Ma non è il caso di strapparsi tanto le vesti. In fin dei conti quando Mourinho non è un pirla è un genio, e quando Lippi dice ai giornalisti che lui si è rotto, è un signore a cui i cronisti rispondono con un sorriso sussiegoso. Solo due persone non possono essere coprolalici: Diego Armando Maradona (“Succhiatemelo”, a tua sorella dovevano rispondergli) e Antonio Cassano. Il prodigioso e imprevedibile giocoliere delle Puglie non può sgarrare di un millimetro. Se lo fa, commette una cassanata, acuto neologismo divenuto etichetta semplicistica. Se sgarra “allora vedi che Lippi ha ragione”.  Resta il fatto che, anche se ha ragione lui, Lippi non ne rivendica il merito, perché spiegazioni ai comuni mortali il Paul Newman della Versilia non ne fornisce, lui parla solo sul campo.

E in ogni caso è da chiarire che la piazzata di Cassano dopo Sampdoria-Bari non è archiviabile come cassanata. Fantantonio ha espresso un pensiero di una saggezza pari a quella sciorinata da Fabio Capello, il quale giorni fa ha detto un’ovvietà (“In Italia comandano gli ultras: non dovevano entrare gli striscioni, tante cose non dovevano essere fatte ma vedo che continuano ad essere fatte. Qui da noi ci sono le leggi e non vengono applicate”) e poco ci mancava che gli davano del coglione (“Capello dia un’occhiatina anche agli hooligans. Forse è fermo a qualche anno fa, perchè mi sembra che la situazione in Italia stia decisamente migliorando” rispose sprezzante il vice presidente del Cio Mario Pescante). Cassano, che sta guidando la Sampdoria attualmente – e sorprendentemente –  classificata seconda in campionato insieme alla strombazzata Juventus, fa bene a scandalizzarsi e a ribellarsi di fronte ad un pubblico distratto e spesso incompetente, che si ricorda dei suoi idoli solo per brindare quando portano a casa un trofeo o per fischiare quando sbagliano un passaggio su mille. “Teste di cazzo, fino a sei anni fa eravate in serie B”, questa sarebbe stata una cassanata.  Invece no. Cassano ha acutamente declinato gli aggettivi “incostante” e “viziato” ribaltandoli sul pubblico.

Sull’ingratitudine del tifoso potete peraltro chiedere a Maldini. Però, diversamente dal Milan, la società Sampdoria si è immediatamente stretta attorno al suo giocatore. “Mi sa che abbiamo abituato questi tifosi un po’ troppo bene, fischiarci nel momento in cui siamo al secondo posto non ha molto senso” ha affermato Luigi Delneri e Beppe Marotta ha preso netta posizione: “Cassano ha esposto in maniera lucida quanto avesse dentro, ha voluto rimarcare quanto ci volesse più consenso per il secondo posto dietro l’Inter e dal punto di vista personale non ha gradito i mugugni arrivati da qualche parte dello stadio, dai distinti in particolare”. Capello, sicuramente, annuisce.

Calciomercato: o son tutti cretini o c’è qualcosa sotto

Pubblicato agosto 10, 2009 di calcismi
Categorie: serre o vivai

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Due esempi per tutti.

Primo. Il Milan si disfa di Kakà per fare cassa. Trova il Real Madrid che prontamente sborsa 66 milioni di euro e se lo porta al Bernabeu. Poi si accorge che gli manca una punta. Cerca che ti cerca, alla fine torna a Madrid e bussa alla porta di Florentino Perez, dal quale ottiene lo stralunato Huntelaar per 15 milioni di euro. Domanda: non potevano impostare subito uno scambio?

Secondo. La Juventus cerca un centrocampista capace di ridare geometria ad un reparto molto muscolare e poco cerebrale. Punta sull’udinese D’Agostino, sommo geometra della pelota, ma protesta per il prezzo elevato. Vira dunque su Felipe Melo, bel puledrone ancora da domare e tutto da valutare dal punto di vista della costruzione del gioco, e sgancia 25 milioni di euro sull’unghia alla Fiorentina. Dopo qualche settimana la stessa Juventus decide inspiegabilmente di disfarsi di uno dei pochi giocatori dotati di fosforo, Cristiano Zanetti, e lo vende. A chi? Alla Fiorentina. Domanda: non potevano impostare subito uno scambio?

Che cos’è il calcio italiano

Pubblicato agosto 4, 2009 di calcismi
Categorie: serre o vivai

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“La storia politica e militare d’Italia, per chi la conosce bene, è un malinconico susseguirsi di pistolaggini duramente scontate anche oggi. Ebbene, in fatto di pistolaggine, la storia del calcio non è meno povera di quella maggiore!”.

Gianni Brera

Prostituzione intellettuale

Pubblicato luglio 27, 2009 di calcismi
Categorie: prostituzione intellettuale

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ho scritto t'amo sulla sabbia

Ibrahimovic ci ha rotto i coglioni (si può dire?)

Pubblicato luglio 14, 2009 di calcismi
Categorie: INTERnati

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Se davvero Ibra vuole nuovi stimoli e sente il bisogno di fare nuove esperienze con nuovi obiettivi, beh, allora faccia una cosa semplicissima: annunci che è disposto ad abbassarsi lo stipendio. Qualcuno lo verrà a cercare. Finalmente. Ché ‘sta telenovela ha già stufato da un pezzo.